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Essere mamma a 23 anni.

Che sia una scelta consapevole o meno, che sia frutto dell’amore o del destino la nascita di un figlio è una vera rivoluzione. Sì un figlio ti cambia la vita (grazie, bella scoperta!) e non sempre si parla di quello che accade dietro le quinte. Quello che avviene dietro la mamma modello che cerchiamo di essere.

Essere mamma a 23 anni (e non solo)…

Vuol dire non avere più orari. Non poter organizzare nulla se non ad orari ipotetici. Dormire solo quando dorme lui che in alcuni casi significa durante il giorno. Arrivare sempre in ritardo, essere gli ultimi anche se ci si è alzati per primi.

Vuol dire profumare di latte, di omogenizzato alla banana e di crema. (Quando va bene)…

Imparare a rimandare, a dire di no alle amiche, a chiedere di scegliere un posto adatto alle famiglie sentendosi una gran rompi palle!

Rinunciare ad una corsa, ad un progetto di volontariato, a leggere un libro.

Significa essere sempre sotto esame. Sotto l’esame della nonna, della mamma e della suocera.

Significa essere tremendamente severi con se stessi. Se il bimbo fa i capricci è colpa tua, se ha fame non sei stata abbastanza rapida nel prepararli il latte o la pappa, se si ammala è perchè non lo hai coperto abbastanza. Se ha orari sballati devi essere più costante. Impostare la sveglia prima.

Niente cartoni animati ma tanta lettura ad alta voce. Solo un certo tipo di musica. No agli zuccheri, alle merendine comprate.

Avere un occhio costante su ciò che manca, su quello che serve, dai pannolini alle scarpe un numero più grosse.

Farsi mordere nel tentativo di tagliarle le unghie.

Vuol dire dimenticarsi la propria intimità. Fare docce velocissime cantando “Giulietta la forchetta”, andare in bagno con la porta aperta e fare il bidet urlando di mettere giù lo spazzolone del wc.

Vivere in una routine che si ripete fino allo sfinimento. Una routine fatta di versetti e vocine stupide, di cambi di pannolino, di lavaggi nasali, di passati di verdure, di giochi, di “No quello no! Noo…” E tutto di nuovo da capo. (Festivi compresi! 😉 )

Fare le pulizie in silenzio (quando dorme) o al rallentatore quando è sveglio inventandosi mille stratagemmi pur di non fargli spruzzare in un occhio lo sgrassatore.

Non avere mai la casa in ordine, non essere mai in ordine!

Dimenticare gli aperitivi e il cinema (quanto mi manca…). Andare a mangiar fuori non prima di essersi ricordati di prendere giochi e pappa. Litigare con il cameriere sui minuti in cui impostare il microonde. Mangiare una pizza fredda. Correre tra i tavoli, salire e scendere almeno 10 volte le scale. Ricoprire di carta il fasciatoio del bagno del ristorante. Fare le gincane per mettere a tua figlia il pigiama senza che tocchi nulla. Perchè una volta in macchina si addormenterà e a quel punto cambiarla sarebbe impossibile. Rimpiangere di non essere rimaste a case.

Uscire solo quando si sveglia dalla nanna. Rimandare il parrucchiere e talvolta la ceretta.

Comprare esclusivamente per lei/lui. Sistemare la pila di magliette da Zara perchè passando con il passeggino tua figlia ha pensato di tirarle tutte per terra.

Vuol dire andare ad un funerale e mentre il prete canta “Osanna” accorgersi che chi hai accanto ha indossato gli occhiali da sole e batte le mani a tempo. (Questo potrebbe far ridere!)

Significa trovarsi a condividere la propria vita accanto ad una persona che non riconosci. Perchè l’amore dopo un figlio è difficile. Diventare genitori tira fuori una parte di noi che il partner non conosceva, i difetti peggiori. Si hanno pretese continue e la sensazione di non essere in alcun modo compresi. La coppia di prima non esiste più e ritagliarsi un momento tra un bagnetto e una ninna nanna non sempre è facile.

Significa sapere che qualcuno da oggi in poi dipenderà da noi, si fiderà di noi, avrà bisogno di noi.

. . . 

Ed io che ad oggi ho (solo) 24 anni, ho tirato fuori una forza che non pensavo di avere, ho scalato montagne altissime. Mi son fatta carico di grandi responsabilità.

E prometto a me stessa di continuare a cantare sotto la doccia, di farmi saltare sulla schiena in cambio di una bella risata, di continuare a leggere con la speranza che prima o poi ti interesserà, di svegliarmi ancor prima se sarà necessario ma solo per guardare, insieme, un episodio in più di “Peppa Pig”.

Prometto di essere quella mano che ti fa sentire sicura quando cammini, quelle braccia che ti stringeranno stretta all’entrata della scuola, l’orecchio che ascolterà tutto quello che avrai voglia di raccontarmi.

Ho provato a raccontarvi con infinita onestà cosa si cela dietro due occhiaie ed un sorriso. Perchè non è sempre profumo di #Mustela quello che si sente.

Giorgia

Domenica 8 aprile.

Dimenticavo, possiamo avere tutti nel piatto lo stesso cibo, possiamo essere una tavolata di 15 persone ma, Zoe, chiederà sempre di assaggiare il mio!

 

 
 

Lei, che è la parte migliore di me.

26 ottobre 2016.

[Il giorno in cui, ho dato alla luce Zoe.]

Una, un’altra e un’altra ancora…ogni 5 minuti circa. Sono le 3 di mattina, le 4.

Sarei rimasta ancora a casa, ma decidiamo di andare in ospedale. Con il borsone ( l’agenda, la borsa i sacchetti..) nel portabagagli, saliamo in macchina, incerti, agitati, assonnati…

Indosso una felpa larga blu e le Stan Smith verdi.

[Avevo perso il “tappo” da qualche giorno, avevo avuto qualche lieve contrazione, ero oltre il termine e il giorno dopo sarei dovuto andare in ospedale per il controllo.]

1° tracciato e 1^ visita, “aspettiamo” mi dicono…Mi fanno entrare in una stanza, mi portano la colazione…

Si fanno le 9, 2° tracciato e 2^ visita. “C I  S I A M O.” “Si cambi, andiamo in sala parto”. Sono le 10.

[Quella frase me la ricordo come il “Prego signorina si accomodi” il giorno dell’esame di maturità. Ero dilatata di 4cm ed ero in travaglio.]

Ho una maglietta bianca, le infradito blu, lo smalto alle unghie, (depilata, olleh!), il mio sacchetto dei dolci e il mio compagno per mano.

Ripercorriamo il percorso fatto qualche settimana prima durante il corso preparto. Sento qualcuna che urla. Entriamo nella sala arancione (colore che odio) e dopo pranzo ci spostano nella sala blu (colore che amo).

La 1^ ostetrica che incontro ha i capelli molto corti, a pelle mi è antipatica. La 2^ è bionda, un viso dolce. Si chiama Alice e, anche lei, come me, è nata nel 1993. (A I U T O!)

Ho una gran fame e vorrei dormire. Le contrazione non sono così dolorose e neanche abbastanza ravvicinate. Non mi dilato. Alle 3 del pomeriggio la ginecologa mi visita e solo dopo il mio consenso mi rompe le membrane.

Provo a fare una doccia calda, mi sposto sulla poltrona, nel lettino e infine, a terra.

Arrivano, più forti…arrivano come un’onda, da dentro,impetuose e vorrei trovare il modo di farle scorrere. Sono vicine e fanno male! “Ma da dove arriva tutto questo dolore?”

[Ancora oggi mi chiedo come un corpo possa generare tanto dolore e come lo stesso corpo sia in grado di sopportarlo e uscirne vittorioso.]

Sono con una borsa d’acqua calda sulla schiena…Stringo i denti, ho paura, ho male, non mi sento più le labbra, il viso mi formicola, sudo, spingo, urlo. Non ce la faccio più, mi mancano le forze, mi sento svenire.

E poi, ad un tratto, la voce dell’ostetrica che dice.”Eccola! La vedo, ha tanti capelli!” (TANTI CAPELLI!!?)

[Nei miei sogni avrei partorito un neonatino pelato.]

Un forte bruciore, spingo con tutta la forza che ho, con quella che mi resta. Spingo nonostante io non senta più nulla. Spingo e sento quella che sarà la nostra canzone.

[Alle 8,05 di un mercoledì sera di fine ottobre, con 6 giorni di ritardo è nata Lei. <3]

L’improvvisa sensazione di vuoto e poi la vedo! Piccola viola e ancora in silenzio. Mi aiutano ad alzarmi, mi sdraio, aspetto, mi cuciono.

[Perchè quando pensi di aver finito arriva l’ultima spinta, quella per far uscire la placenta, e arrivano i punti!!]

Mi siedo su di una poltrona, con in braccio Zoe. Nude, sporche, stanche ma infinitamente felici. Il suo papà è con noi. Ci guarda, ha gli occhi lucidi, ci scatta una foto. Rimaniamo così per un’ora. Noi 3 insieme, per la prima volta. La nostra nuova famiglia.

Sono le 9. Usciamo dalla sala parto. Spingo la sua culla.

[Quel giorno, ho vissuto l’esperienza più straordinaria della mia vita. Sono diventata Mamma. Ho perso per sempre una parte di me per donarla a lei. Lei, che è la parte migliore di me!]

25 marzo 2018. (Quasi 17 mesi dopo).

 

 
 

Allattamento al seno (Oggi che, non allatto più.)

Quando ho deciso di parlare di questo argomento sono andata a leggere diversi articoli. Tutti sono pieni di consigli, numeri e statistiche. Il mio, invece, non vuole essere un decalogo sdolcinato della “brava mamma” ma semplicemente l’esempio di un’esperienza, di come l’abbiamo vissuta e di ciò che ho provato.

ALLATTAMENTO

Sono figlia del biberon e lo è anche mio fratello. Cresciuti sani e senza particolari problemi.

Avevo 22 anni quando ho scoperto di essere incinta e nessuna delle mie amiche lo era stata prima. Non ho avuto contatti diretti con qualcuno che, prima di me, allattava il proprio figlio.

Quando al corso preparto si è parlato di allattamento, ho risposto che sì, io avrei voluto allattare, ma non l’ho mai vissuto come un perno fondamentale della mia maternità.

Ad oggi, penso sinceramente, che si è mamme allo stesso modo anche se, si decide, di dare al proprio figlio il latte artificiale. Un po’ come il discorso parto naturale vs cesareo.

La sera in cui è nata Zoe abbiamo avuto la possibilità di stare, per circa un’ora, “pelle a pelle”. Ancora nude, stanche ma abbracciate nella luce soffusa della sala parto. Ci siamo ritrovate lì e complici gli ormoni e le dottoresse, Zoe si è attaccata al mio seno per la prima volta.  Ero stupita, incredula, era come se, lei lo avesse sempre fatto.

Nei giorni successivi in reparto mi hanno mostrato più e più volte quale fosse la giusta posizione mia e di suzione, che ho scoperto essere fondamentali per l’arrivo della montata. Fa male e bisogna avere pazienza. E’ tutto completamente nuovo e il pensiero di un esserino che strilla scoraggia un po’. Dimenticavo, bisogna poi destreggiarsi tra infermiere e ostetriche. le prime convinte che un’ aggiunta di latte artificiale o il ciuccio siano una giusta soluzione, le seconde, fermamente convinte del contrario.

Detto ciò ne siamo uscite vittoriose! Zoe prima delle dimissioni aveva preso peso!

(E detto tra le righe, io, arrivati a casa, ci ho anche provato a darle il biberon ma la furba non lo hai mai accettato 😉 )

Ricordo che il primo mese dissi “Ia allatterò massimo 6 mesi”

Ricordo che non è stato semplice. Sentivo una responsabilità troppo grande, non potevo fare programmi perchè non sapevo quando lei avrebbe avuto fame. E poi ci sono sempre i parenti, i compagni, gli sconosciuti che ogni qual volta il bambino piange, sono pronti con frasi della serie “Attaccalo avrà fame” “Dagli un po’ di tetta” “Vorrà la tetta” “Ma hai abbastanza latte?”. Ecco sì, nonostante la mia premesse, una cosa ad oggi, tengo a dirvela. Siete voi le mamme e solo voi potete realmente sapere le esigenze di vostro figlio. Fatevi consigliare certo da qualcuno con più esperienza ma non fatevi riempire la testa e scoraggiare. Una mamma che decide di allattare sta compiendo un compito grandissimo, sta donando vita e ha bisogno di sostegno (e di un’ora da dedicarsi!).

Zoe è cresciuta esclusivamente con il mio latte.

Quando dal pediatra o al consultorio ricevevo complimenti mi sentivo estremamente orgogliosa di riuscire a fare qualcosa di così grande. “Il mio corpo produce ciò che fa crescere te” pensavo. Allo stesso modo però, mi sono sempre sentita diversa per non riuscire a sentire quell’immenso amore verso l’atto di allattare.

Stabilita la nostra routine (pisolini compresi) è diventato un momento tutto nostro, una coccola, una dolce dipendenza che è andata oltre lo svezzamento. (Alla fine!)

Fino a qualche mese fa, quando ho iniziato a pensare di smettere. Zoe non prendeva più il seno durante il giorno ma solo per addormentarsi e una volta durante la notte. Ho cominciato a sentire un po’ di pareri, a parlare con la dottoressa. La mia paura era quella che più andavamo avanti, più lei cresceva e con lei la sua consapevolezza e quindi sarebbe stato più difficile.

Così una sera, tra Natale e capodanno, complice una serata con delle amiche, ha provato ad addormentarla il papà e ha funzionato!! (Quando sono arrivata a casa ho pensato “Ma come!?).

Abbiamo continuato così per le sere successive, io magari mi andavo a fare una doccia o leggevo un libro in camera, per non farmi vedere nei paraggi. E’ andata molto bene.

E’ successo, poi, che per 3 notti di seguito non si sia svegliata per la poppata notturna. “E’ fatta!” Potevamo farcela e così è successo. Le prime volte, quando si svegliava, la riaddormentava il mio compagno ad oggi, mi alzo io.

Così, magicamente e in maniera del tutto naturale come ho iniziato ad allattare ho smesso dopo 14 mesi.

E sì mi ha fatto strano e qualche volta me lo fa tutt’ora,

E sì Zoe è stata brava e fondamentale è stato l’aiuto del suo papà.

11 marzo 2018.

Viva le mamme felici!

 

 

 
 

Come organizzare una (prima) festa di compleanno.

Z0E è nata il 26 ottobre 2016. Il primo compleanno volevo fosse un giorno meraviglioso.

In questo articolo vi racconto come è andata e vi do qualche consiglio (in) utile.

Il 1°passo è, sicuramente, quello di scegliere la data (con largo anticipo). Il fine settimana risulta essere più comodo per gli invitati. Un altro fattore da tenere a mente, se si decide di organizzare una festa in casa o in uno spazio affittato, sono gli orari della panetteria e della pasticceria.  Non tutte, infatti, sono aperte la domenica, ed è bene, offrire agli invitati prodotti freschi e cotti in giornata.

Una volta decisa la data si può pensare agli invitati. Il mio consiglio è quello di fare una lista, così da avere il numero sott’occhio e la possibilità di aggiungere sempre qualcuno. In un secondo momento si potrà sondare il terreno per avere un’idea (che rimarrà indicativa fino al giorno del compleanno) di chi potrà esserci e di chi no. Esistono tanti modi per creare inviti originali. Io, personalmente, ho utilizzato un semplice messaggio.

Scelta la data e gli ospiti è il momento di cercare la location che potrà essere all’aperto o al chiuso in base al periodo. Se lo spazio lo permette, casa è sicuramente un luogo intimo e comodo. Il ristorante è un luogo meno personale e personalizzabile ma che ci risparmia parecchia fatica. Nel nostro caso, ho voluto cercare una sala in affitto. Gli oratori, le scuole o i centri aggregativi ne dispongono sempre di una. L’affitto può variare, ma rimane intorno ai 100 euro. E’ importante che non sia molto distante,trattandosi di un compleanno, così da non costringere nessuno a percorrere troppi km. Il mio “problema” è stato trovare uno spazio che fosse bello. Bello e capiente. La mia scelta è, infine, ricaduta sul salone di un asilo nido nel centro di Rivoli. Mi hanno convinto, gli spazi, la disponibilità della direttrice, i colori e la possibilità di poter utilizzare un frigorifero. Fattore da non sottovalutare per bibite o pietanze fredde.

A questo punto arriva la parte creativa. La scelta del tema. Non è, ovviamente, un aspetto obbligatorio. Se, il festeggiato è appassionato di qualche personaggio dei cartoni animati, questo ci facilita le cose. In alternativa seremo noi a dover scegliere. Internet ci fornisce, davvero, un mondo di spunti. Per Zoe ho scelto, guidata anche, dai colori della location il tema -arcobaleno-. Ho poi sfogliato intere bacheche su Pinterest (Santo!!) e guardato tutorial su youtube per l’allestimento. Non vergognatevi nel chiedere aiuto ad amiche e parenti.

 

Queste sono solo alcune delle cose realizzate. Per carta, bicchieri, posate, piatti, tovaglie e tovaglioli, contenitori, il mio consiglio e di andare in un ingrosso. Vasta scelta a prezzi inferiori. All’entrata ho attaccato una nuvola con nastri di raso pendenti. Sul pavimento, per segnalare l’entrata nella sala, vi erano attaccati cartoncini con i colori dell’arcobaleno. Dalle porte pendevano palloncini legati, anche essi, da nastri di raso. Ho scelto di utilizzare 4 tavoli. (Questo per lasciarne uno dedicato alla torta, pulito e ideale per le foto.) Il 1° tavolo (torta) era ricoperto di foto di Zoe, scattate nei suoi primi 12 mesi.Ognuna riportava un piccolo ringraziamento ed è stato il cadeau per gli ospiti.  Alle spalle 7 palloncini gonfiati ad elio. Uno rosso, uno arancione, uno giallo, uno verde, uno azzurro, uno blu, uno viola più un -1- argento, in formato gigante. Gli altri tavoli erano decorati con ghirlande in tema comprate su Amazon, scritte in legno e metallo e dalla Light Box. Per le foto, mia cugina, ha creato una cornice (splendida) e io ho acquistato piccoli accessori da travestimento.

Per quanto riguarda il servizio fotografico, il mio consiglio è quello, di chiedere a qualcuno di fidato di occuparsene. Noi genitori saremo attenti e presi da altro.Tutti quel giorno faranno delle fotografie ma averne di belle e di qualità ha il suo perchè!

La parte, per me, più dolente è stato il menù. Sarà che odio cucinare o che non sono brava a fare i calcoli. Dunque esiste sempre l’opzione catering. Poi, esiste chi vuole complicarsi la vita (Eccomi!) e preparare tutto da sè. Anche in questo caso, è bene stilare una lista di piatti con correlata spesa da fare. Ricordatevi che non è necessario che ci sia un tramezzino al prosciutto per ogni invitato. Voi pensate a 4/5 diverse farciture moltiplicate per quasi 100 invitati. (Eh, avrei mangiato panini fino al 15 di agosto!) Vanno bene sia ricette fredde che calde, l’importante è accertarsi della disponibilità di un fornetto per riscaldare i piatti. Chiedete aiuto alla mamme, alle nonne e zie che tanto amano cucinare e, che, ci daranno una mano immensa! Una chicca che piace sempre, è il caffè. Procuratevi una macchinetta ad uso domestico, bicchierini, palettine, bustine di zucchero e il gioco è fatto!

Finito il rinfresco arriverà la torta. Anche questa è possibile realizzarla in tema.

Cos’altro ancora? Musica, video, giochi, la fantasia arriva ovunque.

Il luogo, l’allestimento e il menù sono importanti ma lo è altrettanto il clima che si verrà a creare. Fate in modo che gli invitati siano a loro agio, cercate di coinvolgere quell’amico che arriva da lontano e non conosce nessuno e poi…godetevi la festa!

Ringrazio ancora, tutti coloro che, hanno contribuito a rendere il 1° compleanno di Zoe un giorno meraviglioso.

 

 

“Ho scoperto di essere incinta un giovedì di marzo poco prima di pranzo. E come accade, anche quando qualcosa lo si desidera fortemente, hai capovolto gli equilibri. Hai cambiato i piani.
Ho scelto la tua carrozzina mentre pensavo al colore delle pareti e dei mobili di casa. Ho imparato a fare la mamma e allo stesso tempo le lavatrici. Ho scelto il tuo nome sapendo che la mia Vita sarebbe completamente cambiata!

Alle 20.05 di un mercoledì d’autunno, con 6 giorni di ritardo sei arrivata TU. Come il migliore dei regali.
Ricordo di averti vista li, viola, stanca, almeno quanto me, ricordo quando hai finalmente cominciato a piangere.
Ricordo l’odore di quella stanza e la bellezza dei giorni a venire…

Mentirei se ti dicessi che è stato tutto facile. Non viene subito tutto naturale come dicono e il primo mese lo ricordo come infinito.
Mentirei se ti dicessi che non ho mai pensato cosa avrei potuto fare a 23 anni se non avessi avuto te.
Ho guardato le mie coetanee e, qualche volta, le ho invidiate un po’. Mi è mancato non avere più un attimo per me, non poter fare programmi a lungo termine, non poter stare sola…

Perchè avere un figlio significa essere più responsabili, più grandi, più felici, più maturi, più buoni, più capaci…non ci sono scuse!

Ma poi Zoe, mentirei se non ti dicessi che mi hai donato 365 giorni di amore puro e adrenalina.
Mi hai regalato infinite PRIME VOLTE.
E’ arrivato il tuo sorriso, l’inverno, il Natale, il primo dentino, le pappe, le 5 ore di sonno filate, la primavera, la tua risata, il primo taglio di capelli, Pasqua, acquaticità, la prima volta al mare, la parola Mamma, i gesti imitati, il primo viaggio da sole…
Hai dato importanza al tempo. Il mio. E questo sarà il mio regalo sempre.

Cresceremo insieme Zoe, giocheremo insieme e avrò una valida scusa per comprare penne colorate e quaderni.
Cresceremo insieme e ti prometto che cercherò di fare del mio meglio.

Ti auguro di essere vera.
Non fermarti alla apparenza, circondati di persone colorate.
Insegui i tuoi sogni anche se questi non saranno fonte di grande guadagno. I soldi combinano casini tremendi.
Ama, tanto, forte, incondizionatamente anche se ti sembrerà di non avere risposte. L’amore, alla fine, trionfa sempre.
Sii curiosa, informati, leggi, studia, parla con persone che parlano una lingua diversa dalla tua.
Viaggia, fai progetti e ricorda di darti sempre una seconda possibilità.
Non temere le sconfitte o i periodo no, ti aiuteranno a crescere. Vivi!

Io, intanto, mi impegno a rendere bello, in questo mondo ammaccato, quello che ti circonda.

Buon 1° compleanno amore grande!!
Grazie, ancora una volta, per aver scelto proprio me. 

Mamma”

25 febbraio 2018.

Alla televisione annunciano una settimana di freddo da record.

Io odio il budino al cioccolato. Mi fa senso.

Zoe, ieri ha mangiato il budino al cioccolato. Ad ogni cucchiaio se lo faceva scivolare dalla bocca. Ridendo.

 

 
 

Una casa da costruire.

Mi chiamo Giorgia. Ho 24 anni e 4 tatuaggi.

Mia figlia, si chiama Zoe. Ha 14 mesi e una voglia di caffè sulla schiena.

Mi piace scrivere. Mi piace il significato delle parole e il suono che fanno.

L’idea del blog nasce da qui. Da questi pochi elementi.

Per ora è come una casa da costruire. L’idea c’è, vediamo cosa ne verrà fuori! 😉

 

 
 

Dove tutto ha inizio.

Eccomi, finalmente, con il mio blog!!

Un progetto grande, in cui credo moltissimo. Uno spazio dove scrivere, raccontare e raccontarmi.

Ho pubblicato la mia ultima foto su Instagram esattamente 2 mesi e 10 giorni fa.

Capita, talvolta, di sentirsi soli anche in mezzo a tante persone e ad una famiglia che ti ama.

Capita, di sentirsi nel posto sbagliato e di fare cose sbagliate.

Succede che un giorno ti rendi conto che hai già (o solo, dipende dai punti di vista) 24 anni e che la tua vita non ti soddisfa!

Ho avuto la necessità di fermarmi a pensare e la fortuna di avere una piccola grande occasione (e chi mi ha dato la possibilità di coglierla).

Così riparto, riparto da “Unastoriatiralaltra”, riparto da me, riparto coltivando cose belle.

 

 

Perchè una matrioska come copertina?

Scrivevo nella mia piccolissima descrizione di avere 4 tatuaggi. Domani saranno 5.

La matrioska in copertina sarà un tatuaggio.

Quando ero incinta mi sentivo esattamente così. Custodivo dentro di me “una piccola me”!

Ho trovato una ragazzo di Torino, Ruben, che ha dato vita ai miei pensieri. Un filo rosso che ci unisce ma la lascia libera da me. Lo stesso filo che tira le nostre storie. Una tazzina di caffè che amo bere a qualsiasi ora del giorno ma che in gravidanza mi dava nausea e che ho, però, ritrovato sulla schiena di mia figlia quando è nata. E poi quella scritta “mama” è come mi chiama Zoe (100 volte al giorno). La sua prima parola e il suo suono diverso perchè privo di una M.

18 febbraio 2018.

Scrivo il mio primo articolo.

Zoe ha cominciato a camminare.

Alla radio suona “Una vita in vacanza” di Lo Stato Sociale.

#unastoriatiralaltra #matrioska